«Pronti al rilancio della Cattolica»

Minali: «Buffet investe in aziende solide con piani di crescita e un management integro». Bedoni: «Cambio in Spa? Il tema non è sul tavolo del Cda».

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Da Gianni Zonin a Warren Buffett, dalla Popolare di Vicenza alla Berkshire Hathaway, l’acquisizione della quota di primo azionista di oltre il 9% di Cattolica da parte del terzo gruppo assicurativo mondiale ha creato scompiglio e stupore tra gli operatori, analisti e soprattutto tra gli oltre 24 mila soci della ultracentenaria Compagnia cooperativa veronese. Ma apre anche nuovi scenari di sviluppo e crescita per la Compagnia presieduta da dieci anni da Paolo Bedoni e guidata da Alberto Minali, manager veronese molto noto negli ambienti assicurativi e finanziari mondiali, compreso il quartier generale di Buffett, l’oracolo di Omaha, investitore numero uno al mondo.

Di questo ma anche della nuova fase di Cattolica inaugurata dall’arrivo del nuovo Ad il primo giugno scorso, abbiamo parlato in esclusiva con Minali e Bedoni.

 

Dalla Popolare di Vicenza alla Berkshire Hathaway, il terzo gruppo bancario mondiale, da Gianni Zonin a Warren Buffett, è decisamente un grande salto. Come e perché il miliardario americano, con la sua Berkshire Hathaway, ha scelto Cattolica?

Bedoni: Le cose si realizzano quando maturano le condizioni: dopo aver esercitato il nostro diritto di put e approvato in assemblea la risoluzione dei legami statutari con Vicenza, con l’acquisto da parte della Berkshire Hathaway del 9% messo sul mercato dai liquidatori di BpVi si chiude una fase d’incertezza sulle azioni Cattolica.

Minali: Conosco bene la Berkshire Hathaway e gli uomini di Buffett negli Stati Uniti e con loro abbiamo lavorato in questi mesi a una partnership tecnico riassicurativa che ci consentirà di averli tra i nostri riassicuratori. Uno degli aspetti importanti del nostro piano industriale è quello che Cattolica sia e rimanga un punto di riferimento di persone e famiglie, e queste significano per il nostro territorio, anche e soprattutto piccole e medie imprese. Coprire le esigenze assicurative delle piccole e medie imprese è molto impegnativo e riassicuratori, tra i quali la Berkshire, sono interessati ad accompagnarci in questa attività. Poi, come diceva il presidente, la Lca (Liquidazione coatta amministrativa, ndr) ha messo in vendita la quota, e loro che sono molto veloci, l’hanno acquisita. Io non sono stato messo al corrente di questa loro intenzione di acquisire una così importante quota del nostro capitale ma saluto sempre con favore investitori di lungo periodo.

 

Il mercato ha risposto benissimo, gli analisti la giudicano positivamente e dicono che ora Cattolica cambierà la governance da cooperativa a società per azioni. Inoltre nella base sociale, qualcuno teme che quello di Buffett sia un investimento finanziario speculativo e che la sua presenza sia «colonizzante». Buffett ha investito sulla Cattolica di oggi o su quella di domani?

Minali: Buffett è un investitore che, a differenza di altri anche in Italia, scommette su aziende che vanno bene, solide, con un piano industriale che porta crescita e soprattutto su un management integro, cioè con la schiena diritta, professionalmente capace e con l’obiettivo preciso di fare gli interessi degli azionisti. Appena c’è stata l’operazione di acquisto sul mercato, ho scritto a Berkshire ringraziandoli della fiducia riposta nella nostra società e nella nostra futura traiettoria di creazione di valore che presenteremo al mercato con il nostro piano il prossimo gennaio: nessuno di Berkshire mi ha parlato di posti in consiglio o di cambiamenti di governance. Il loro è un investimento a lungo termine. Buffett ha investito nella Cattolica di oggi e in soprattutto quella di domani, perché crede che sia sottovalutata e che ci sia un grande margine di crescita.

Bedoni: Vorrei essere chiaro, il tema che riguarda la trasformazione del nostro modello d’impresa non è sul tavolo del Consiglio di amministrazione. La credibilità di un’azienda sul mercato non dipende solo dal suo modello ma dalla sua solidità patrimoniale, dalla sua efficienza gestionale e dalle sue prospettive industriali e l’operazione di Buffett lo conferma. Per quanto riguarda il nostro modello d’impresa cooperativo dobbiamo cercare e lavorare in modo da creare un giusto equilibrio tra base sociale e azionisti: lo abbiamo già fatto in passato e cercheremo di farlo in totale trasparenza e confronto con la base sociale anche in futuro. Vede, qui non ci sono padroni, ma una visione di impresa e un management, che in questi anni di crisi ha tenuto la barra dritta sul bene della società, e ha consolidato e rafforzato la Compagnia. Ora inizia una nuova fase.

Minali: Sono d’accordo, non è automatico che Spa sia sinonimo di buona governance, è chiaro che ci sono dei segnali del mercato e dei tempi che devono andare raccolti.

Bedoni: Guardi, non ho chiamato il dottor Minali a fare l’amministratore delegato perché avviasse la trasformazione in Spa ma perché portasse la sua esperienza e professionalità al servizio di un’impresa proiettata verso una nuova fase di sviluppo e in questo ho trovato piena fiducia nel consiglio di amministrazione. Noi siamo responsabilmente impegnati e ci rendiamo conto dell’opportunità che Cattolica può giocarsi sul mercato. La sfida è interessante e alla portata di Cattolica.

 

Dott. Minali, conferma il corteggiamento pressante? Alla fine cosa l’ha convinta a tornare a casa dopo tanti anni di attività in giro per l’Italia e il mondo?

Minali: Sì confermo (e sorride), qui ho trovato la dimensione professionale che più mi soddisfa perché posso conciliare le mie due anime di manager e imprenditore partendo da basi estremamente solide, da una squadra di giovani collaboratori capace e con una grande voglia di fare e di essere motivati su grandi valori e nuove sfide. Quando si ingaggiano le persone sui valori e sulle sfide, rispondono sempre. Oltre al fatto che per la prima volta dopo 25 anni, in un quarto d’ora posso andare a casa a piedi e stare con la mia famiglia che ho sempre tenuto qui a Verona.

 

Il piano industriale partirà a gennaio con un nuovo azionista importante di riferimento, che è anche partner tecnico come riassicuratore, ma potrebbe esserci un’altra alleanza importante nel settore bancassicurazione con il Banco Bpm. A che punto siete?

Minali: È uno dei pilastri del piano su cui ho lavorato in questi miei primi mesi in Cattolica. Venerdì (l’altro ieri, ndr) abbiamo presentato la nostra nuova offerta in gara con quella dei francesi di Covéa. Credo che sia un’offerta che merita la massima attenzione da parte del consiglio del Banco Bpm. Martedì il cda del Banco Bpm potrebbe già scegliere di trattare in esclusiva con uno dei due e se saremo noi, potremo iniziare a pensare a come lavorare insieme per i prossimi 15 anni… e le assicuro che le idee le abbiamo abbastanza chiare. Noi ci contiamo molto e pensiamo che la nostra offerta sia molto valida, diciamo che non possono non tenerne conto, non solo per il valore finanziario ma anche per ragioni di affinità industriali, culturali e di crescita. Noi crediamo in questa partnership di lungo periodo con il Banco Bpm e crediamo che questo possa generare valore per entrambe le istituzioni.

Bedoni: Noi non partecipiamo per il gusto di partecipare, questo bisogna ribadirlo, però se non andasse in porto non è che la cosa ci fermi, Cattolica rimane leader in Italia nel settore bancassicurativo, la nostra esperienza è molto lunga in proposito.

Minali: Come dice il presidente, abbiamo un piano A, con Banco Bpm, ma anche un piano B che è ricco di numerose iniziative, tutte finalizzate alla crescita profittevole. Nel primo caso la distribuzione delle polizze tramite la rete del Banco sicuramente consentirebbe a Cattolica di fare un salto dimensionale e di aumentare la propria forza propulsiva; ma se questa joint venture non dovesse materializzarsi il piano industriale andrà avanti con una sua logica e crescita significativa. Il perno del nostro piano sono il bacino di famiglie, persone e, come dicevo, imprese. Credo che nel nostro piano dovremo valorizzare meglio il potenziale distributivo di Cattolica che è rappresentato dalla nostra struttura agenziale, dalle partnership bancarie in essere ma anche dai mondi in cui Cattolica è già leader, ad esempio l’agroalimentare.

 

Dott. Minali, arrivato al primo giugno, cosa ha iniziato a fare per prima cosa?

Minali: Ho studiato molto e ascoltato tutti per poter capire la situazione di Cattolica, ho adottato la politica della porta aperta con l’iniziativa “Un caffè con l’amministratore”, ho commissionato un’indagine di clima e ciò che è emerso è che ci vuole maggior comunicazione tra uffici e persone e un vero sistema premiante. Ho trovato una compagnia solida con una rete agenziale molto forte, con un management, come dicevo prima, preparato, ma anche con altre cose su cui lavorare, come i prodotti telematici, la centralità del cliente, il business vita e la diversificazione della rete distributiva. Il piano industriale ha anche un significato nel  modo in cui viene elaborato, prende vita dal basso e non viene calato dall’altro. Ci lavora un centinaio di persone distribuite in 8 cantieri che lavorano su 40 progetti (sotto team). Quando si partirà con il piano ogni ufficio e collaboratore, a partire dai vertici, sapranno qual è il compito e il tassello del piano che spetta a loro e poi il riconoscimento avverrà sulla base del risultato che ognuno deve raggiungere.

 

La squadra di manager è completata?

Minali: Ci saranno ancora un paio di inserimenti prima della fine dell’anno e alcune uscite ma poi via, si parte con il nuovo piano.

 

A metà giugno due esponenti della Compagnia sono finiti sotto inchiesta. È stata una doccia fredda…

Bedoni: Immediatamente è stato convocato un consiglio di amministrazione che ha incaricato il Comitato di Controllo interno supportato da una primaria società di consulenza per la verifica delle procedure e dei sistemi di controllo.

Minali: Da questa analisi è emerso che i fatti riguardano eventi a cui la Società è completamente estranea.

 

Presidente, secondo lei è più importante l’uomo o le istituzioni?

Bedoni: L’uomo che rispetta le istituzioni.

 

Lei è da dieci anni alla guida del consiglio di amministrazione di Cattolica, come li ha vissuti?

Bedoni: In questi dieci anni è cambiato il mondo, dalle banche alle assicurazioni alla crisi economica, ho trovato il coraggio di affrontare le difficoltà e le sfide nel confronto quotidiano e trasparente con il Consiglio di amministrazione che mi ha permesso e ci ha permesso di fare scelte importanti, dall’aumento di capitale alle modifiche dello Statuto, fino a sancire la fine della partnership con Vicenza e non ultimo la scelta del nuovo amministratore delegato. La fase iniziata nel 2007 è conclusa, ora pensiamo al futuro.

Paolo Dal Ben

(L’Arena 15 ottobre 2017)

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