Appuntamento a JOB&Orienta 2014 con PortanuovaLab

L’iniziativa di “Progetto di Vita. Cattolica Assicurazioni” rivolta ai giovani makers dell’era digitale è stata presentata l’11 novembre nella sede di Porta Nuova.

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«La rivoluzione la fanno i giovani che si auto-formano». Con queste parole di Luca Barbieri, coordinatore editoriale di Corriere Innovazione, si è aperta l’11 novembre la presentazione di PortanuovaLab, l’evento ideato da Progetto di Vita. Cattolica per i giovani in partnership con VeronaFiere in vista della XXIV edizione di JOB&Orienta, la fiera dedicata all’orientamento e alla formazione che si terrà a Verona dal 20 al 22 novembre.

PortanuovaLab (www.portanuovalab.it) è il nuovo portale di Progetto di Vita dedicato ai temi della “terza rivoluzione industriale” di cui il movimento dei makers costituisce la punta di diamante. «L’obiettivo», ha chiarito Barbieri, «è quello di recuperare il divario che, sul terreno dell’innovazione, c’è tra scuola e mondo del lavoro».

Durante il workshop, tenutosi nella sede di Progetto di Vita in corso Porta Nuova, sono intervenuti in teleconferenza anche Enrico Bassi di Fablab Opendot e Luca De Biase, responsabile di Nòva24, lo speciale del Sole24Ore dedicato ai temi dell’innovazione.

«Il maker è una persona che non ha paura di sbagliare», ha spiegato Enrico Bassi, «mentre un Fablab è un laboratorio in cui chiunque può entrare e provare a sviluppare la sua idea. Non è un incubatore perché l’idea resta di chi l’ha concepita, ma la forza di questo modello sta nel confronto e nella condivisione tra persone». I makers in sostanza hanno capito prima degli altri come sta cambiando il mondo e hanno generato una sorta di “rivoluzione culturale (e non tecnologica) che parte dal basso” a cui si ispira anche la nuova iniziativa di Progetto di Vita.

«Da 12 anni», ha sottolineato Luca De Biase, «nei 30 Paesi più sviluppati del mondo, tra cui anche l’Italia, la maggior parte dei posti di lavoro sono in aziende che hanno meno di 5 anni. Questo significa che quando un ragazzo inizia l’università è altamente probabile che andrà a lavorare in una realtà non ancora esistente al momento dell’iscrizione alla facoltà scelta».

Resta sul tavolo la questione della disoccupazione giovanile al 40%, segno evidente che la società produttiva, in Italia, non assorbe i giovani. Tuttavia, a fronte di questo dato inequivocabile, De Biase contesta l’idea di “crisi” e parla invece di “crisalide”, cioè di trasformazione. «Il fatto è che non vediamo il mondo come dovrebbe essere visto. Pensiamo di lavorare in Italia o di dover trasferirci per forza all’estero, senza ipotizzare di lavorare da qui per tutto il mondo. Le aziende che funzionano sono quelle che esportano in quanto agganciate ad un mercato internazionale che cresce. Per questo bisogna pensare ad un progetto proprio, un’idea, che si possa realizzare da qualsiasi parte».

In che modo ci si incammina verso questo “nuovo paradigma mentale”? Secondo De Biase cominciando a rispondere a semplici domande come “Chi sono? Cos’è la felicità? Con chi lavoro bene? Di chi mi fido? Qual è la cosa buona che mi aspetto domani?”. E poi la curiosità che spinge, per esempio, ad assistere alle start up competition: «Le start up pensano a come essere innovative, hanno un’idea, pensano a come presentarla e poi a come finanziarla. Tutte abilità oggi indispensabili che la scuola non insegna».

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