Con il videomessaggio del Papa si è aperto il Festival della Dottrina Sociale. Intervista di Bedoni all’Avvenire

Con il videomessaggio di Papa Francesco è iniziata la IV edizione del Festival della Dottrina Sociale di cui Cattolica e la sua Fondazione sono promotori e main sponsor. Il presidente Paolo Bedoni in un'intervista al quotidiano della CEI sottolinea come occorra dedicare il massimo dell'impegno alla formazione e alla responsabilità sociale d'impresa.

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Intervista dell’Avvenire al Presidente Bedoni – 20 novembre 2014

 

Presidente Bedoni, quest’anno il Festival della Dottrina sociale è dedicato al tema “Oltre i luoghi, dentro il tempo”. Come l’impresa - specialmente un’impresa cooperativa come Cattolica - vive il suo rapporto con il tempo e con il luogo?

Nel tema scelto quest’anno dagli organizzatori del Festival c’è una forte sottolineatura dell’evidente superiorità del tempo sullo spazio. Nell’ottica di un’impresa questa sollecitazione si trasforma nell’invito a misurarsi con la natura di una crisi che evidentemente va ben oltre la dimensione economica. Al punto che oggi non possiamo più parlare di ciclo economico o semplicemente di congiuntura. Basta pensare a come si è sviluppata questa crisi nel nostro Paese: esplosa sul terreno finanziario si è propagata progressivamente sul terreno economico, sociale ed istituzionale. Ha lavorato e continua a lavorare in profondità sul tessuto della società e a poco o nulla servono le vecchie ricette economiche per chiamarsene fuori. Vivere questo tempo per un’impresa non può che comportare una diversa visione del proprio rapporto con i luoghi e con lo spazio in cui si esprime la sua capacità imprenditoriale.

Ma questo non comporta una riconsiderazione del proprio rapporto con il mercato? Non è un cambiamento da poco…

A questa riconsiderazione, una vera e propria revisione critica, si deve arrivare perché è giunta al capolinea l’idea che il cosiddetto “progresso” sia espressione di una crescita indefinita e solo quantitativa dell’economia. Potremmo dire con un battuta che la Terra e il Tempo, persino il tempo meteorologico, si ribellano alla “società dei consumi” di cui questa crisi segna il fallimento epocale. Guai a non accorgersene e a non valutarne in tempo le conseguenze e le implicazioni.

E allora cosa deve fare l’impresa?

Oggi più che mai, proprio per la natura di questa interminabile crisi, un’impresa non può ragionare in termini di futuro senza mettere in campo una visione strategica, quindi di lungo periodo, del suo rapporto con la società in cui vive e del mercato al quale si indirizzano i suoi prodotti o i suoi servizi. E questa visione strategica non può non tener conto del fatto che modelli e stili di vita di cui è alimentata finora l’illusione della crescita sono, appunto, “fuori del tempo”. Sbagliati dal punto di vista etico. E, se questo non bastasse, anche dal punto di vista economico.

Questa riflessione ci porta dentro l’ottica ecosostenibile con cui la Chiesa analizza sempre più spesso i problemi economici?

Non c’è dubbio che sia proprio l’assunzione di quest’ottica a mettere a nudo le inadeguatezze di imprese che pensino di rinchiudersi nelle cosiddette “nicchie di mercato” o in logiche localistiche prescindendo da ciò che accade intorno a loro. Questo non significa che tutti debbano essere globali. Significa che tutti debbono essere “aperti” e che tutti si assumano chiari impegni di responsabilità sociale. Impegni he vanno ben oltre il dovere di riparare a danni ambientali che eventualmente l’impresa (soprattutto l’industria) talvolta determina. E’ il dovere di aiutare la società a crescere nella sua dimensione sociale, civile, ideale. Esiste l’egoismo corporativo delle persone e delle categorie sociali. Ed è un gran male. Ma c’è anche l’egoismo produttivo delle imprese, l’egoismo del profitto a tutti costi che prima o dopo deborda nell’opportunismo produttivo: intanto faccio ciò che mi chiede il mercato, poi si vedrà. Non c’è niente di più miope e di più sbagliato.

Anche il diritto al lavoro torna ad essere centrale nel magistero sociale: come lo interpreta un’impresa che si ispira ai principi cristiani?

Dedicando il massimo dell’impegno e delle risorse alla formazione. E’ su quest’asse che non solo l’impresa ma la società tutta deve concentrare i suoi sforzi se vuole davvero restituire al lavoro la sua centralità. Ma la formazione non deve essere esclusivamente tecnica, professionale o manageriale. Deve essere prima di tutto etica e in un’impresa non può che discendere dalla qualità della sua mission imprenditoriale. Questo vale a maggior ragione per le imprese che, come Cattolica, si ispirano ai principi della dottrina sociale della Chiesa.

 

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