Governance e trasparenza nell’intervento di Visco

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Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, è intervenuto ieri all’assemblea annuale dell’Abi, l’Associazione bancaria italiana. Nell’ambito delle valutazioni sull’impatto che avranno le misure anticrisi prese dalla Bce lo scorso 5 giugno, il numero uno di Palazzo Koch ha affrontato anche le questioni legate a governance, trasparenza e correttezza dei comportamenti

Qui di seguito il passaggio tratto dal testo integrale dell’intervento.

 

Con la recessione il numero di intermediari in crisi è cresciuto. Dal 2009 sono state sottoposte ad amministrazione straordinaria 45 banche, su un totale di quasi 700. Le procedure hanno interessato principalmente banche di dimensione ridotta; in 5 casi hanno riguardato intermediari con operatività interregionale. Le banche attualmente in amministrazione straordinaria rappresentano circa l’1 per cento del sistema in termini di attività. Vi si aggiungono alcuni casi di difficoltà non così gravi, che la Vigilanza segue con attenzione.

La crisi ha fatto emergere comportamenti inadeguati, imprudenti, talora scorretti da parte degli amministratori. Nella grande maggioranza dei casi di crisi conclamata o di difficoltà, il deterioramento degli equilibri aziendali è dovuto a carenze nel governo della banca e nel processo di erogazione del credito. Su questi profili si è concentrato un terzo degli interventi di vigilanza effettuati nel 2013.

Adottiamo tutti i provvedimenti di nostra competenza per rimuovere le anomalie e le disfunzioni riscontrate, incluse sanzioni pecuniarie; nei limiti dei nostri poteri, nei casi più problematici favoriamo un ricambio dei vertici. L’individuazione di episodi di mala gestio emerge sovente a seguito dell’azione di vigilanza e della collaborazione con le autorità inquirenti, con gli organi investigativi, con l’Unità di informazione finanziaria per i profili di antiriciclaggio.
Negli ultimi cinque anni abbiamo effettuato quasi 1.000 segnalazioni all’Autorità giudiziaria su condotte che potevano integrare ipotesi di reato. In altri 2.400 casi abbiamo risposto a richieste di informazioni provenienti dalla Guardia di Finanza o dalle Procure della Repubblica; abbiamo fornito consulenze tecniche in ulteriori 200 casi.

Nel processo di allocazione del credito rivestono particolare importanza il rapporto con il territorio e quello con i singoli debitori. Il legame con l’area di insediamento è un elemento positivo se rafforza la capacità delle banche di valutare il merito di credito. Allo stesso tempo, un malinteso localismo può inficiare le scelte gestionali e determinare situazioni di crisi. In assenza di adeguati presidi, il supporto indiscriminato a grandi prenditori, inclusi i soci e le altre parti correlate, e alle aree di insediamento possono distorcere l’allocazione del credito. Nei casi più gravi in cui sono emerse queste distorsioni abbiamo imposto il ricambio degli organi aziendali e adottato provvedimenti restrittivi in materia di erogazione creditizia.

Il buon funzionamento del consiglio di amministrazione è la prima garanzia di scelte allocative corrette. Le nostre recenti disposizioni sulla governance mirano a far emergere consigli con adeguate capacità professionali, consapevoli delle decisioni strategiche, da nominare attraverso un processo rigoroso e trasparente. Per gestire efficacemente i conflitti di interesse abbiamo rafforzato il ruolo degli amministratori indipendenti e chiesto una definizione rigorosa dei loro requisiti professionali. Le nuove disposizioni valorizzano inoltre il ruolo del Presidente, demandandogli la tutela della distinzione tra le funzioni di supervisione strategica e quelle di gestione. Nella nuova configurazione, ancor più che in passato, esso deve essere una figura autorevole, equidistante dai diversi portatori di interessi.

Condotte scorrette, quali quelle emerse di recente per alcune grandi banche estere, e irregolarità nelle transazioni finanziarie possono provocare forti perdite economiche e danni alla reputazione degli intermediari, con conseguenze sul piano sanzionatorio. Poniamo estrema attenzione a questo profilo. Chiediamo alle strutture di controllo interno e ai vertici delle banche di prevenire e di rimuovere comportamenti anomali. La normativa sui controlli interni, efficace da questo mese, mira ad assicurare la piena consapevolezza dei rischi da parte degli organi decisionali, potenzia i compiti, l’indipendenza e l’autorevolezza delle funzioni di controllo, prevede che le banche adottino un codice etico. Nei prossimi mesi chiederemo agli intermediari di introdurre procedure interne di allerta per individuare pratiche non conformi con le norme e i valori aziendali.

Le innovazioni normative di recente introdotte mirano a irrobustire la governance delle banche popolari, in modo da renderle più forti e meglio in grado di servire il territorio di riferimento, favorendone il rafforzamento patrimoniale e mettendole in condizione di affrontare la sfida dell’Unione bancaria. La Banca d’Italia riconosce il valore del modello cooperativo. Ma non abbiamo fatto mistero della nostra convinzione che per le banche popolari più grandi, quotate in borsa, operanti a livello nazionale o anche internazionale, sarebbe opportuno un diverso assetto societario. Anche il Fondo monetario internazionale e la Commissione europea lo hanno più volte auspicato. Abbiamo fatto quanto i nostri poteri consentono. Eventuali passi ulteriori, più incisivi richiederebbero interventi legislativi.

Il sistema finanziario deve riguadagnare la fiducia del pubblico. Deve dimostrare di saper svolgere appieno le funzioni che gli sono proprie, non facendo mancare il finanziamento a chi lo merita, sostenendo l’economia reale. È un percorso che richiede agli intermediari limpidezza dei comportamenti e salvaguardia della legalità.

All’interno del Dipartimento di Vigilanza bancaria e finanziaria abbiamo costituito un nuovo servizio dedicato alla tutela della trasparenza e della correttezza delle relazioni con la clientela. I controlli che conduciamo mirano a verificare il rispetto delle regole e l’idoneità degli assetti organizzativi degli operatori. Possono dar luogo a sanzioni, ordini di restituzione ai clienti, richieste di azioni correttive.

Dagli esposti degli utenti e dai ricorsi all’Arbitro Bancario Finanziario (ABF), a cui viene fornito riscontro individuale, emergono indicazioni per identificare condotte sistematicamente non conformi a principi di trasparenza e correttezza. Lo scorso anno l’ABF ha ricevuto quasi 8.000 ricorsi, il 39 per cento in più rispetto all’anno precedente. Nel 70 per cento dei casi decisi l’esito è stato favorevole per i clienti.

Questi strumenti di tutela sia preventiva sia successiva si traducono in effetti assai più significativi se gli utenti dispongono di conoscenze adeguate. Il Rapporto sull’alfabetizzazione finanziaria degli studenti presentato ieri dall’OCSE mostra però che l’Italia si colloca in una posizione assai arretrata nel confronto internazionale.

Nel sistema bancario vi è consapevolezza del fatto che il contrasto del riciclaggio rappresenta anche un presidio dei rischi aziendali, pur con disomogeneità di comportamento tra intermediari. Va migliorata in particolare la capacità di intercettare prontamente le operazioni sospette nell’ambito dei rapporti di tipo consulenziale, quali il private banking. Come rilevato dall’Unità di informazione finanziaria nel rapporto pubblicato ieri, le segnalazioni sono più che
quintuplicate dall’avvio della sua operatività; nel 2013 sono state circa 65.000, di cui oltre l’80 per cento da parte del sistema bancario. Il forte incremento operativo ha richiesto un crescente impegno dell’Unità sul piano organizzativo, delle risorse umane e delle dotazioni informatiche. La sua collocazione presso la Banca d’Italia ne ha agevolato il potenziamento.

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