Cooperativa “La Rete”: i tre mesi di vita insieme di Nicola, Christian e Moreno

Il bilancio del progetto di convivenza dei tre giovani con disabilità cognitiva avviato dalla Cooperativa "La Rete" con il supporto di Fondazione Cattolica.

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Alzarsi ogni mattina per andare al lavoro, preparare i pasti, fare la spesa e il bucato. Ma anche scegliere i programmi Tv, invitare a cena gli amici e organizzarsi il fine settimana. Per Nicola, Christian e Moreno, ragazzi con disabilità cognitiva, la quotidianità di una vita normale è cominciata tre mesi fa, in un appartamento di Trento che la Cooperativa “La Rete” ha messo a loro disposizione. Il progetto di convivenza avviato grazie alla Cooperativa, e decollato con il contributo di Fondazione Cattolica, ha l’obiettivo di assistere i tre giovani in un percorso di autogestione e autonomia dalle famiglie d’origine.

Iniziata lo scorso 9 marzo, la convivenza prosegue tra le incombenze di ogni giorno, le comprensibili criticità dovute a caratteri diversi e la consapevolezza che è necessario investire cuore ed energia perché l’esperienza funzioni. «Le difficoltà ci sono: c’è chi è rimasto chiuso fuori casa e ha dovuto chiamare i vigili», racconta Mauro Tommasini, direttore della Cooperativa “La Rete”, «e chi non sapeva che relazione mantenere con la famiglia. I ragazzi, poi, sono diversi tra loro: ad esempio due sono grandi tifosi, ma uno del Milan e l’altro dell’Inter. In nome dell’amicizia, però, superano ogni ostacolo, si aiutano nei rispettivi compiti e si abbracciano con calore dopo il rientro dai fine settimana fuori casa».

Questo percorso di inclusione è stato reso possibile dalle famiglie dei ragazzi, che hanno aderito con entusiasmo al progetto, ma è stato fondamentale anche il monitoraggio della convivenza effettuato dagli educatori della Cooperativa attraverso contatti personali, visite periodiche e confronti con genitori e amici. Così i primi mesi di “vita vera” di Nicola, Christian e Moreno si sono caratterizzati da un affiatamento sempre maggiore, un accrescimento delle relazioni esterne e una progressiva integrazione nel quartiere. «Ed è solo l’inizio», conclude Tommasini «perché in fase di progettazione ci sono altre due iniziative che risponderanno agli stessi bisogni di emancipazione, pur con disabilità diverse e nuove complessità. Ma è una sfida che siamo pronti ad affrontare».

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