A Verona, il progetto che unisce cucina, orto e sociale

Presentato lunedì 30 marzo il progetto "Orientamento e accompagnamento al lavoro”, iniziativa sviluppata da AGbD onlus Associazione Sindrome di Down con il contributo di Fondazione Cattolica Assicurazioni per favorire l'inserimento lavorativo di ragazzi tra i 22 e i 27 anni con la sindrome di Down

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Si è concluso lunedì 30 marzo con la consegna degli attestati di partecipazione ai giovani aspiranti cuochi il progetto “Orientamento e accompagnamento al lavoro” sviluppato da AGbD onlus Associazione Sindrome di Down con il contributo di Fondazione Cattolica Assicurazioni.

Nato con l’obiettivo di favorire l’inserimento dei giovani partecipanti nel mondo del lavoro, il progetto ha coinvolto un gruppo di ragazzi tra i 22 e i 27 anni con la sindrome di Down che dal 2012 al 2014 sono stati impegnati in numerose attività formative, dalla coltivazione dell’orto a un laboratorio di cucina guidato dallo chef Alessandro Tannoia.

Ottimo il riscontro dell’iniziativa poiché i ragazzi hanno imparato a programmare e a realizzare i pasti in autonomia e dispongono oggi di competenze spendibili per l’inserimento lavorativo nel mondo della ristorazione. Sforzi coronati anche dal ricettario “In cucina con lo chef”, un compendio dei piatti su cui si è svolto il lavoro in gruppo e in famiglia.

La consegna degli attestati è avvenuta contestualmente alla presentazione dell’iniziativa svoltasi presso la sede dell’associazione, in Via Valpantena 116/a a Marzana, alla presenza dello chef Alessandro Tannoia e di Adriano Tomba e Silvia Bacilieri per Fondazione Cattolica.  

«I ragazzi, impegnati all’inizio della preparazione di menu semplici, hanno imparato a confezionare piatti sempre più complessi e hanno sperimentato vari metodi di cottura», ha spiegato Paola Grigoletti Butturini, vicepresidente dell’associazione. «In alcune lezioni abbiamo coinvolto anche le famiglie, per renderle consapevoli e partecipi delle abilità acquisite dai figli e ciò ha assicurato sistematicità al lavoro svolto in laboratorio, rafforzando le buone prassi apprese con lo chef».

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